gennaio 25, 2013

Dove finisce la terra

Si dice che la vertigine non sia paura di cadere ma voglia di volare. Non essere in grado di trattenere la propria istintiva voglia di spiccare il volo.
Faccio un salto ad un paio di anni fa. Ero in Portogallo, a Cabo De Roca. Nel punto più a ovest del continente europeo. Nell'estremo Far West del vecchio continente. Lì dove finisce la terra e inizia l'oceano.


E lì, su quelle rocce a strapiombo sul mare, ho provato quell'emozione difficile da definire, tra vertigine e voglia irrefrenabile di volare. Dritto davanti a me, molto molto lontano ma senza nessun ostacolo che non fosse acqua, c'era l'America. Il mio sguardo era sì a ovest ma spostato verso nord. Verso quello che, fingendomi marinaio navigato, ero sicuro fosse il Canada.
Perché per me l'America non è mai significato Stati Uniti, ma Canada. Lì emigrò gran parte della mia famiglia ed è da lì che provengono le storie d'emigrazione che hanno riempito i racconti della mia famiglia. E su quell'oceano che avevo di fronte, più di mezzo secolo prima, c'erano navi possenti piene di poveri emigranti con poche valige ma tante speranze. E sulle quelle navi possenti c'era parte della mia famiglia. Diretta nell'America a nord del confine.
Che la mia voglia di volare quindi sia diretta lì non dovrebbe sorprendere.

gennaio 20, 2013

Punteggiatura

Punteggiatura. Sono vivo e vegeto. Sono vivo. E vegeto.
 (Paolo Cananzi)


Il fulcro di questo documentario, come del resto della maggior parte di tutti i documentari, può essere spiegato con la punteggiatura. L'idea di fondo è questa: si parte con dei punti interrogativi per arrivare, si spera, a dei punti esclamativi. Semplice e quasi banale, si parte con delle domande e si arriva a delle risposte.
In questa prima fase quindi sono concentrato sulle domande. Cos'è che mi chiedo sull'emigrazione? Molte domande ce le ho in mente da tempo, ma sono sicuro che sono esaustive? Non è che dimentico di chiedermi e di chiedere qualcosa di ugualmente fondamentale? Le domande, insomma.
Non è poi così banale come si crede. Domande sbagliate possono portare a risposte inutili. Bisogna prenderne atto. A ciò va aggiunto che, in questo particolare momento storico, la domanda che mi aleggia più frequentemente in testa è "come lo pagherò l'affitto 'sto mese?". Ecco, questo non aiuta.
Ma, a parte queste deviazioni, le domande sono al centro di questa prima fase.


Curioso che la risposta che cerco oggi sia un punto interrogativo. O no?

gennaio 16, 2013

Da questa parte del mare

Ogni avventura e ogni ricerca ha il suo prologo. Quella che mi sto apprestando ad intraprendere avrà il suo svolgimento al di là dell'oceano, in quel Canada per me ancora sconosciuto. Ma il prologo a quest'avventura è qui, in Italia. Ancora da questa parte del mare. In cui comincio a mettere in valigia un po' di testimonianze, di esperienze e di racconti di chi ha condiviso con gli emigranti il punto di partenza.

Emigranti di diverse generazioni che hanno dietro il racconto di diverse generazioni. Chi è partito nel dopoguerra e chi è partito ieri. Racconti che servono a me, che partirò domani.

I primi fotogrammi del documentario sono stati conquistati quindi dai miei nonni che hanno condiviso coi loro fratelli emigrati in Canada il punto di partenza. L'Italia della provincia meridionale degli anni '50. Non so se per me che voglio raccontare l'emigrazione di oggi questi racconti hanno ancora un'attualità. Ma io intanto metto in valigia. Perché nulla parte da zero e qualsiasi storia è sempre figlia di una storia precedente.



E poi, a me, le storie piacciono. Soprattutto se iniziano con "C'era una volta".

gennaio 12, 2013

L'America a nord del confine


Si da il caso che vengo da una famiglia di emigranti. Tra gli anni '50 e '60 i fratelli di mia nonna, partendo dalla provincia abruzzese e armati di valigia di cartone oltrepassarono l'oceano per stabilirsi nell'America a nord del confine, in Canada. Per la precisione a Toronto. E lì sono rimasti da allora.
Certe storie familiari d'emigrazione, tra l'altro abbastanza diffuse nelle famiglie non propriamente ricche, ti tornano in mente quando cominci a pensare anche tu ad emigrare. E soprattutto quando il tuo obiettivo è farti un'idea di cosa significa emigrare.
Per cui dovendo scegliere un posto da cui far cominciare la mia ricerca, il Canada si presenta inevitabilmente in cima alla lista delle possibilità. E poi, da quello che si legge, il Canada dovrebbe offrire tutt'oggi enormi possibilità. Girano voci incontrollate a riguardo, tipo che nel lavoro si tiene conto del merito.
Quindi ho deciso, il mio punto di partenza è lì oltre l'oceano, in Canada.

Inoltre sapete una cosa? Quando trasformi l'idea vaga e rassicurante di "mando tutti affanculo e me ne vado" in "ok, compro il biglietto e parto" ti salgono una serie di insicurezze. Il brancolare nel buio più assoluto in un posto sconosciuto fa un tantino paura. Soprattutto se sei totalmente squattrinato. E, non so se vi avevo informato a riguardo, ma io non c'ho lo spirito dell'eroe. E quindi diciamo che, riadattandola, faccio mia la massima di Massimo Troisi in uno dei suoi film più famosi Ricomincio da tre. Perché ricominciare da zero? si chiedeva Massimo. Tre cosa buone c'ho, quindi ricomincio da tre.

Si, ok, già lo so cosa state pensando. Bello tu, che c'hai una famiglia d'emigranti da cui partire. Ma noi che invece non c'abbiamo nessuno?
Ma è anche per questo che sto preparando il documentario Good time for a chance. Per fare di quest'esperienza un racconto universale. Se non proprio una guida ma comunque qualcosa del genere, che può essere d'aiuto a chi da zero, volente o nolente, ci deve ricominciare.

gennaio 09, 2013

Quella comunemente nota come ultima possibilità

Inizia l'anno nuovo e subito ci chiariscono una cosa: siamo senza speranza. Così, immagino per prepararci e mettere le mani avanti. Che poi sono onesti, bisogna ammetterlo, perché fare lavori sottopagati e precari non corrisponde propriamente ad una speranza per il futuro. Ma sapete che vi dico? Io mi sarei anche rotto le palle di subire tutte 'ste frustrazioni. Io comincio a pensare seriamente ad emigrare.

Ok, emigro. Ma dove? E come m'organizzo?

Io sono totalmente impreparato. Uno vaneggia a lungo questa ipotesi, ma la lascia riposare in un angolo della mente come un’ultima possibilità. Ti rassicura sapere di averla, ma poi non ci pensi mai concretamente. Nei momenti in cui sembra andare tutto storto il pensiero “Mando tutti affanculo e me ne vado” è un pensiero rassicurante, ammettiamolo. Ma il pensiero di metterlo in pratica rimane sempre sul vago. Forse ora è arrivato il momento di renderlo concreto. Forse è arrivato il momento di far passare quest’idea da ipotesi vaga e rassicurante a concretezza. Ma io non sono un impulsivo, e prima di prendere una decisione la devo valutare per bene. Quindi bisogna documentarsi. Anzi, bisogna documentario. Ma che simpatico umorista che sono. ’Sti anni di gavetta nel sottobosco televisivo saranno serviti pure a qualcosa. Non per dire scemenze del genere, ma per fare un documentario. Ma forse anche a dire scemenze del genere, mi sa. Va beh, ad ogni modo torniamo a bomba. Ok, emigro. Ma dove? E come m'organizzo? E sarò in grado di affrontare cambiamenti così radicali?
 
A queste domande, che forse non riguardano solo me, cercherò di rispondere col documentario Good time for a chance. Se gliela faccio. 
(Siamo ancora in fase di pre-produzione e pare che in questo 2013 l'ottimismo sia bandito. Ma ci piace andare in direzione ostinata e contraria.)

gennaio 07, 2013

Working progress

Inizia il lungo percorso per trasformare un'idea vaga e rassicurante in qualcosa di concreto