settembre 20, 2013

Alcune precisazioni su ambiguità giornalistiche

Onde evitare fraintendimenti tocca fare alcune precisazioni. Il 24 marzo 2013 è apparso un articolo sul quotidiano abruzzese "Il Centro" in cui si è parlato del mio progetto Good Time For A Change. Un bell'articolo in cui s'è affrontato il disagio professionale di un giovane italiano che guarda alla possibilità di emigrare (nello specifico in Canada), e poi s'è affrontata l'idea del documentario e le successive problematiche economiche. Sul fatto che io mi trasferisca a Toronto lascia effettivamente ambiguità. Forse sì e forse no.



Oggi 20 settembre ne è apparso un altro. Questo nuovo articolo però contiene più di una imprecisione.



Il Centro mi da ancora per "disperso" a Toronto. La realtà invece è che sono stato in Canada per un periodo a girare questo documentario sull'emigrazione ed ora sono tornato. E poi non è che ho semplicemente lavorato a Good Time For A Change, che diamine! Quello è il mio film. E ci sto ancora lavorando.

Giusto per mettere i puntini sulle i, come si sul dire.

settembre 19, 2013

L'importanza di essere un tostapane



Un capitolo del documentario è dedicato all'aspetto legale e burocratico dell'emigrazione. I modi per ottenere un visto in Canada sono molteplici, alcuni più semplici altri decisamente più complessi. Avvalendoci della consulenza di un avvocato della migrazione abbiamo cercato di fare il punto della situazione, con l'auspicio di aiutare gli aspiranti migranti. E di cose da sapere, abbiamo scoperto, ce ne sono davvero tante.
Ma al netto di tutte le possibili strategie burocratiche per avere un visto, c'è una cosa che ha attirato la mia attenzione. I capitali e le merci hanno pochissime restrizioni, possono muoversi da un continente all'altro con estrema facilità, mentre le persone hanno restrizioni notevoli. Semplificando si può dire che in Canada è molto più facile stabilirsi se sei un tostapane piuttosto che una persona.
Certo, le persone hanno molte più esigenze di un tostapane, questo lo capisco. Ma che le merci e i capitali abbiamo più libertà di un essere umano è, come dire, quantomeno curioso.
Ci sono addirittura scogli burocratici per cui tu puoi aprire una società in Canada, ma non puoi lavorarci. Ti permettono cioè ti investire il tuo capitale, dando in qualche modo cittadinanza ai tuoi soldi, ma non puoi stabilirtici tu. Sempre l'avvocato della migrazione che ci ha fatto consulenza ci ha spiegato che il Governo sta lavorando su queste norme e si prevede che cambino a breve.
La mia perplessità però rimane.
Ad ogni modo non voglio smorzare ottimismi ed energie. Anche se non si è un tostapane si può migrare. Dico solo che, da tostapane, è più semplice.

settembre 17, 2013

Wide



Appena scendi all'aeroporto lo intuisci. Ma è solo un'intuizione. Fuori è nuvoloso e i margini dell'aeroporto si perdono nel grigiore. C'è tuo zio che ti aspetta, quindi lo segui nel parcheggio per farti accompagnare a casa. Guardi le auto parcheggiate e ti chiedi se per salirci sono previste delle scale o dei kit di arrampicata. L'intuizione comincia a farsi impressione. Poi partite e vi immettete nella superstrada che vi porta a Toronto. Lì finalmente la percezione diventa concreta. Ecco cos'è che ti stranisce: lo spazio! Il primo impatto che hai arrivando in una città nordamericana è con la profonda differenza negli spazi rispetto all'Europa. E' tutto enorme, spazioso, dilatato. Ogni cosa ha un'ampiezza sconosciuta prima d'ora. Dagli oggetti agli edifici, dalle strade alle auto, tutto è super size. Il passaggio dall'angusto respiro della vecchia Europa a questi spazi sconfinati ti da le vertigini. 

Ma questa, e lo capirai a breve, è una delle cose più semplici alle quali abituarsi.

settembre 12, 2013

Riportando tutto a casa


Sono tornato. Anzi siamo tornati. Un mese oltreoceano con le spalle indolenzite dagli zaini pieni di microfoni, videocamere, cavalletti e hard disk. Un mese per cercare di capire cosa significa emigrare oggi nel nuovo mondo. Un mese che ha prodotto tanto materiale e dal quale, ora, c'è da tirar fuori un film. Ma per iniziare c'è da ringraziare tutti quelli che hanno permesso che queste riprese vedessero la luce. Sia coloro che hanno dato il loro contributo attraverso il crowdfundig e sia quelli che hanno avuto quella giusta dose di incoscienza per lavorarci.
Ma c'è da essere soddisfatti: in mezzo a centinaia di ore di riprese si nasconde già il film che verrà. Ancora non è ben visibile dove, nascosto tra le riprese da buttare, mimetizzato tra gli interventi superflui e al girato da scartare. Il film che verrà in realtà già c'è. Tutto sta ora nel riconoscerlo e nel dargli dignità.
I prossimi mesi li passerò a navigare a vista tra flussi video di interviste, riprese nascoste, subway, villette a schiera e foreste, villaggi indiani e sindacalisti nordamericani, curriculum multietnici e meritocrazia, avventurieri e affaristi, tecnologia e mondo selvaggio, asfalto e orsi, e tanta tanta umanità di frontiera. Nella prima fase del film, quella delle riprese, non mi è stato possibile, ma almeno in questa seconda cercherò di tenervi aggiornati. Stay tuned and please please please.